sabato 23 giugno 2012

La vita è una sorpresa infinita

IL CARAVAGGIO PERDUTO, Jonathan Carr, Garzanti.
Luciano accompagnò Francesca in una visita di Oxford e cercò di convincerla a trasferirsi in Inghilterra: Il sistema universitario italiano, le disse, era una specie di mafia, uno scandalo nazionale. Lui lo sapeva per esperienza diretta. Aveva fatto domanda per un posto di dottorato di ricerca in filosofia a Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Milano e Torino. Ognuna di queste sedi accettava soltanto tre studenti all'anno. Aveva dato gli esami orali e scritti previsti dai concorsi, viaggiando in treno e fermandosi in alberghi economici assieme ad altri candidati, persone che avevano già superato i trenta o i quarant'anni e che avevano fatto più e più concorsi senza mai ottenere un posto. L'ammissione dipendeva dall'avere le conoscenze giuste, u una famiglia ricca e influente alle spalle, o dall'essere il protetto - o il leccapiedi- di un professore importante. Luciano, che non aveva appoggi su cui contare, era sempre stato respinto. 
In Inghilterra era tutta un'altra storia. Aveva fatto domanda a Oxford, Cambridge, St. Andrews e Warwick e tutte queste università l'avevano accettato.

IL LIBRO
Me lo ha prestato una collega e pensavo fosse stile il Dan Brown dell'arte. Inizio a leggerlo e penso già che sia la solita pizza sugli italiani innamorati dei loro monumenti. Poi si affacciano nomi noti e dati non nuovi e comincio ad avere dei dubbi. Vado subito a leggere la bibliografie e i ringraziamenti e si scopre che è il resoconto del ritrovamento del Caravaggio della National Gallery di Dublino, una specie di lungo articolo di giornale un po' (ma non troppo) romanzato. Mi ha appassionato e lo sto suggerendo a tutti. Prossima tappa Dublino?
P.S. Finalmente ho ripreso la lettura, ora il tempo libero comincia ad assumere una sua entità fisica!



DAL SETTIMANALE VITA


Dove si può credere all'incredibile


di Giovanni Storti

27/04/2012 - Una giornata in Cometa raccontata da Giovanni Storti, il comico del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Era partito scettico: «Mi sembrava esagerato voler educare dei ragazzi attraverso la bellezza». Ma poi...

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Aldo, Giovanni e Giacomo.

Ore 16: si salta in macchina per andare a "scoprire" come funziona questa associazione, La Cometa, che si trova in quel di Como. I racconti di Giacomo, che è già stato lì, sono accalorati ed entusiastici. Io e Aldo siamo un po' scettici. Questo concetto che i fondatori hanno messo al centro, che la bellezza educa, la bellezza stimola, è molto interessante, è vero, ma ci sembra poco praticabile da un'associazione di accoglienza ed educazione per bambini e ragazzi. Noi tre ne abbiamo visitate un po' di queste realtà di accoglienza e in genere è già abbastanza complicato tenere dentro i ragazzi e fargli fare una vita quasi normale, figurati avere un posto di quella bellezza, dove tutto è perfetto, dove si respira ovunque un grande entusiasmo... ci sembrava un po' esagerato. Invece non solo Giacomo non aveva esagerato, ma dobbiamo ammettere che c'era addirittura di più di quello che lui diceva.

Arriviamo, con una difficile manovra automobilistica parcheggiamo e rimaniamo subito colpiti dalla bellezza del posto. Il giardino, ricco di grandi azalee in fiore; un vecchio glicine che si arrampica su due lati di una delle belle case della associazione, prati verdissimi, tutto mostra la cura e la sapienza di chi l'ha progettato. I vari edifici hanno un'armonia e una funzionalità che raramente si combinano.
I ragazzi ci si fanno subito attorno; ci fanno un'intervista con domande acute che difficilmente sentiamo dai giornalisti veri. Uno ci ha chiesto, così su due piedi, «ma perché voi fate comicità?». Sembra una domanda banale, ma è tosta. Innanzitutto perché è molto difficile rispondere, e poi perché è una domanda estremamente diretta per quello che fai, per questo è una bella domanda, a maggior ragione se a fartela è un ragazzino. Io ho risposto siamo giullari, siamo buffoni, tutto converge lì per noi, il nostro mestiere è quello che siamo. Visitiamo la scuola. All'entrata c'è la statua di un gorilla e sopra c'è scritto: «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza». Dovrebbero metterla in ogni scuola questa scritta!

Le aule sono belle, luminose e tutte hanno la vista su Como e il lago. Non c'è niente di trascurato o rovinato. Forse è vero che "circondare" i ragazzi di bellezza fa si che la rispettino e la perseguano.
Alcuni ragazzi lavorano nella struttura e veniamo a conoscenza di un altra grande idea: la manualità è più importante del pensare. Così i ragazzi che vogliono imparare un lavoro artigianale vengono indirizzati da artigiani professionisti che li addestrano al mestiere: cuoco, parrucchiere, falegname ecc. I dolci che mangeremo dopo cena, buonissimi, sono fatti da un ragazzo pasticcere. Nell'aula magna i ragazzi ci tempestano di domande, sono curiosi e interessati. Non si accontentano di risposte-battute, vogliono sapere di più, in un continuo rilancio. Apprezzano la battuta, ma subito bisognava sviscerarla, andare un po' in profondità. È un buon segnale, vuol dire che anche su questo sono stati addestrati bene.

Si ha la sensazione di essere in un'oasi gestita dalla serietà, fantasia, operosità e intelligenza. La bellezza che ti circonda è un meccanismo difficile da realizzare, non solo perché è estremamente costoso, ma perché è qualcosa che ha bisogno a monte di gusto e di talento. Costruire un progetto educativo sull'idea della bellezza, necessita di avere già sperimentato quella cosa, per poter anche solo pensare di proporla. Mi è venuto un racconto serio. Ho fatto fatica a scrivere, di solito sono più ironico. Ma non ci sono riuscito, è una situazione così particolare che mi è sembrato bello descriverla per quello che è. La Cometa sembra un posto in un altro mondo ma, come dice Giacomino: bisogna credere nell'incredibile per far si che l'impossibile si avveri.

domenica 27 maggio 2012

Goccia a goccia si forma un fiume

LE LEZIONI PROIBITE, Suraya Sadeed, Piemme
Una donna mi disse che non c'era neppure l'acqua sufficiente per permetterle di seppellire il suo bambino morto. Non capivo perchè avesse bisogno di acqua. Forse serviva per lavare il cadavere prima della sepoltura. "Sa, questa non è una situazione normale" le dissi. "Non deve per forza lavare il corpo. Non qui, dove non c'è neppure acqua da bere." Lei scosse la testa. "Non è quello." "Allora cosa?" le domandai. "Abbiamo bisogno di acqua per ammorbidire il terreno in modo da poter scavare una fossa. Altrimenti non si riesce a fare un buco abbastanza grande per seppellire un bambino. Abbiamo dovuto aspettare tre giorni prima che arrivasse l'autobotte. Poi tutti hanno donato un pochino della loro razione di acqua, e con quella ho ammorbidito il terreno a sufficienza da scavare una buca con le mani nude." Non sapevo cosa dire. In quel posto neppure i morti potevano trovare dignità e riposo. "Ha visto il cimitero?" aggiunse la donna. "Le file di piccole tombe? Ciascuna è solo un monticello di terra lungo quanto il tuo bambino con una pietra sopra la terra. Ogni giorno continua ad espandersi."
Mentre supplicavo Dio di aiutare tutte le madri del campo di Hesar Shahee mi ritrovai a ripetere preghiere da tempo dimenticate. Ti prego, Dio, fa che riescano ad andare in Pakistan nei campi al di là del confine. 

(...)
Mentre ero così impegnata sentii parlare di un ragazzino afghano quattordicenne di nome Yar Mohammad, "l'amico di Maometto", il principale profeta dell'Islam. Tutti continuavano a parlare di lui, del suo coraggio, del suo eroismo. Ero molto curiosa di conoscerlo e alla fine persuasi gli anziani del campo a presentarmelo. Con la sua papalina bianca ricamata e i vestiti sbrindellati, Yar Mohammad sembrava un qualsiasi ragazzino afghano ma allo stesso tempo aveva una luce straordinaria che gli brillava negli occhi.
"Mio padre dice che sono molto coraggioso" mi disse con orgoglio. "Dice che da grande diventerò un leader." "E' fantastico" dissi. "Che cosa hai fatto esattamente per guadagnarti tanto rispetto?" "Sono stato il primo nella nostra zona ad uccidere un soldato americano."

(...)
Più tardi, quella settimana, andai a visitare la scuola nel seminterrato di Sabera. Immaginate una stanza così buia da riuscire a stento a vedere la propria mano. Lampade a cherosene erano sistemate al centro dell'ambiente privo di finestre e gettavano una pozza di luce su un cerchio di facce: tutte ragazzine, tutte chine sui libri di testo consunti. La stanza era assolutamente silenziosa. Mentre l'insegnante scriveva su una lavagna malconcia appoggiata ad una parete si poteva sentire lo stridio prodotto dal gesso. Questo fu lo spettacolo che si presentò ai miei occhi nella nostra scuola clandestina.
Venti ragazzine stavano ricevendo il dono dell'istruzione, una cosa della quale i talebani le avevano private.

IL LIBRO
Una storia vera: una donna afghana che vive da anni in America diventa vedova e si interroga sul senso della sua vita. Da questo dolore nasce la goccia che si trasformerà in un fiume. Fonda infatti un'associazione per aiutare soprattutto i bambini afghani, porta aiuto nei campi profughi, nelle zone colpite dal sisma, crea scuole all'inizio clandestine per le ragazze e, appena possibile, costruisce edifici scolastici in tutto l'Afghanistan. E come ogni storia vera non può che stupire. 
P.S. Sto leggendo sempre meno, colpa del computer che occupa sempre di più il mio tempo "libero". Spero di rifarmi questa estate!

mercoledì 25 aprile 2012

AMORE E VITA

D'AMORE E D'OMBRA, Isabel Allende, Feltrinelli
Questa è la storia di una donna e di un uomo che si amarono in pienezza, evitando così un'esistenza banale. L'ho serbata nella memoria affinchè il tempo non la sciupasse ed è solo ora, nelle notti silenziose di questo luogo, che posso infine raccontarla. Lo farò per quell'uomo e quella donna che mi confidarono le loro vite dicendo: prendi, scrivi, affinchè non lo cancelli il vento.

IL LIBRO
Isabel Allende non sbaglia un colpo, non ne è capace. Anche questa storia, molto meno solida di altri suoi romanzi, ha un suo fascino, una sua poesia. Premetto che a me piace leggere del Cile, ci sono stata ben due volte ed è una terra splendida, e mi piace la fantasia degli scrittori dell'America del Sud, piena di miti, leggende, magie e passioni così forti da essere addirittura fisiche. Ricordo alle olimpiadi invernali di Torino, quando lei portava la bandiera, donna scelta a rappresentare un intero continente, piccola di statura, tant'è che dalla sua parte la bandiera era totalmente sbilanciata, ma con un sorriso ed un orgoglio che nemmeno la nostra Sophia Loren trasmetteva. Una donna che veramente vive la sua vita, in tutti i sensi, si condivida o meno il suo pensiero.
P.S. Grazie a Katia che me lo ha prestato

UN'ALTRA GRANDE DONNA:
Non aspettare di finire l'università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l'estate,
l'autunno o l'inverno.
Non c'è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

-- Madre Teresa di Calcutta

sabato 3 marzo 2012

Per la gente del porto

L'AMATORE, Roberto Piumini, Barbera editore
Il fatto che noi, i vivi, quando parliamo dei morti, li commiseriamo. Parliamo come fossimo noi, i viventi, la normalità del creato, la parte che conta, la norma universale. Invece sono i morti il popolo maggiore. Siamo noi, fin quando viviamo, a essere le eccezioni, i profughi. I morti raggiungono la patria immensa, mentre noi siamo esuli nel tempo..."

IL LIBRO


Tre racconti, tre città come una sciarada: la parte citata nel primo si ritrova nell'ultimo e anche del secondo, un episodio è riproposto in un altro dei tre. Forse non è una sciarada ma un sillogismo. Uso spesso le filastrocche o i racconti di Piumini con i bambini, nella scuola primaria è un po' un must. Non lo conoscevo invece come scrittore "serio". Premetto che ho preso il libro dalla biblioteca solo perchè non mi ero accorta che non era un romanzo, altrimenti lo avrei lasciato nello scaffale ma è stato di compagnia sul treno Milano-Venezia. Mi è piaciuto soprattutto il primo racconto che è un po' kafkiano. Forse sono un po' kafkiani tutti e tre, sia nelle ambientazioni che nel periodo a cui sembrano appartenere. Anche l'italiano usata ha un'eleganza che i nostri contemporanei hanno perso.





OMAGGIO A LUCIO DALLA
Alla fine scrissero pure che era entrato nell'Opus Dei (cosa da lui smentita, anche se aveva affermato di stimare S. Josemaria Escrivà, il fondatore dell'Opera). Certo è che Lucio Dalla non è stato solo un grande cantante o un grande intellettuale, era anche un credente (a modo suo cattolico) e lo testimoniava spesso. Ecco che cosa diceva a Giuseppe De Carli, allora capostruttura Rai Vaticano, nel dicembre 2009: "Io giro con il mio rosario da boyscout e, vicino al mio rosario da boyscout, ho una stella di David. I segni rafforzano la convinzione e, soprattutto, credo che un segno così preciso è fondamentale nella nostra comunicazione, da Cristo in poi. Fa parte del nostro DNA, del nostro spirito". E ricordava: "Quando Attila venne a Roma per metterla a saccheggio fu fermato da Papa Leone I che innalzava una croce grandissima. Gli unni si fermarono, memori del fatto che, quando pregavano, piantavano nel terreno le spade con l'elsa a forma di croce. Il simbolo è stato più forte della vendetta e della sete di conquista; ha agito da deterrente. (…) La croce è la nostra cultura e mi piacerebbe che accanto alla croce ci fosse la stella di Davide e - perche' no - la mezzaluna dell'Islam". E ancora: "Sono un uomo fortunato. La vera dinamica dell'uomo è questo processo di maturazione o di semplificazione del proprio "io religioso". Non riesco a capire il fenomeno dell'ateismo, che non vuol dire vivere senza Dio, ma, in modo infantile, non pensarci, o vederlo dall'altra parte del fiume. E invece Dio è talmente dentro di noi. E' una scoperta che possiamo fare tutti e che possiamo vivere nella sua leggerezza (…) Ho anche l'ambizione di dire che qualche volta Cristo, che sento vicino a me più di qualsiasi altra forma, possa anche riposarsi o mettere un orecchio alle cose che faccio (ride) … per migliorarle, eh! … Mica per imparare !".
Gli piaceva molto Giovanni Paolo II, a suo dire "uno fuori dai codici" (per inciso: Bono degli U2 disse di aver visto in Karol Wojtyla "il modo più funky di fare il Papa"), più freddo sui libri teologici di Benedetto XVI (preferiva Vito Mancuso). Si definì vicino agli "Spirituali", un movimento riformatore cattolico del '500 (di cui fece parte anche Michelangelo) che puntava tutto sulla forza della Grazia che Dio manda attraverso la fede. Gli Spirituali dicevano allora cose vicine a quelle dei protestanti e furono aspramente combattuti da Paolo IV. Manna dal cielo, per uno fuori dai codici come Lucio.

Era un credente che votava a sinistra, un po' don Camillo e un po' Peppone. Era figlio in fondo di un'epoca e di un'Italia in cui anche i comunisti più arrabbiati si facevano il segno della Croce di nascosto durante le processioni di paese. Due Italie che apparentemente si guardavano in cagnesco e in qualche modo cercavano di capirsi e collaborare. Dalla avrebbe molto da insegnarci soprattutto adesso, dopo 20 anni di forti contrapposizioni a base di "noi" e "loro". Gli piaceva ad esempio il dialogo interreligioso, pur nel rispetto della propria identità. Forse si può dire di lui che fosse "cattolico" nel senso originario del termine, e cioè universale, capace di accogliere tutti: baciapile, mangiapreti, disperati erotici stomp. Così universale da mettere Gesù Bambino tra tra i ladri e le puttane (poi nella versione censurata il suo divenne un soprannome "per la gente del porto"). Adesso ci gioca a carte e gli dà, come ha sempre fatto, del tu.
Buon viaggio, Lucio.
Antonino D'Anna

domenica 15 gennaio 2012

LA VITA E' UN'AVVENTURA


IL BAMBINO SENZA NOME, Mark Kurzem, Piemme
Se qualcuno mi chiedesse "Che tipo è tuo padre?", trovare una risposta semplice ed esauriente mi sarebbe difficile. Pur avendo trascorsa un'intera vita insieme a lui, non sono mai riuscito a mettere davvero a fuoco la sua personalità: in lui c'è il contadino russo, timido e sempre un po' assorto, con un'aria
che sulle prime ad un estraneo può apparire ingenuità, se non di sprovvedutezza, ma anche l'uomo accorto, socievole incredibilmente pratico.
La sua inattesa comparsa sulla soglia del mio appartamento di Oxford, un pomeriggio di maggio nel 1997, mi lasciò più sconcertato che mai.

IL LIBRO
Splendido, uno dei più belli letti quest'anno. Devo dire che io ho una passione per le storie vere, le storie di famiglia, forse perchè in fondo sono pettegola e ficcanaso e nella vita vera lo nascondo molto bene o forse perchè la vita vera, un'esperienza non si può che condividere e immedesimarcisi. E' una storia di una famiglia australiana, il padre immigrato dalla Lettonia ma dopo una sua personale epopea cominciata a cinque anni che non può che commuovere e affascinare.
Tutti tentiamo di rispondere alla domanda "chi sono io" ma quando non si conoscono le radici, questa domanda diventa un vero dramma. La storia è scritta dal figlio maggiore che ha accompagnato il padre in questa ricerca. Per chi ha visto il film "Ogni cosa è illuminata" e lo ha apprezzato, la trama ha una sua similitudine ma portata all'ennesima potenza. E' il suo primo libro ed è stato subito un bestseller. Io sono convinta che se tutti scrivessimo la storia delle nostre famiglie d'origine, venderemmo di sicuro perchè la vita è davvero un'avventura. Unica pecca è qualche termine nella traduzione: nessuno chiama il cheesecake torta al formaggio! Ricordo quando mio marito chiese in un bar "un caffè irlandese", il barista si mise a ridere! Non tutti i termini lasciati in inglese rovinano la lingua italiana!

NIGERIA

L'anno delle bombe

09/01/2012 - Altre 36 vittime nel giro di due giorni. Il Paese precipita tra attacchi islamici, minacce ai cristiani e rivolte popolari per il rincaro della benzina. Una missionaria, da oltre 25 anni nel Nord a maggioranza musulmana, racconta che cosa sta accadendo

Cari amici,
sono giorni che non riesco ad aprire la posta. Qui stiamo bene, ma non manca la preoccupazione e la tristezza per i fatti che continuano ad accadere. L’anno che è appena finito è stato l’anno delle bombe. E purtroppo sembra iniziarne un altro così.
Dal Natale del 2010, centinaia di persone hanno perso la vita (le fonti ufficiali parlano di oltre 500 vittime; ndr) a causa delle esplosioni e spesso le notizie non hanno raggiunto l’Europa. A Jos (la capitale dello Stato del Plateau, che si trova a metà tra il Sud a maggioranza cristiana, e il Nord a maggioranza musulmano; ndr) le violenze sono provocate da molti fattori: etnici, politici, religiosi… Ma ora il gruppo islamico Boko Haram ha aumentato le violenze, specialmente a Maiduguri, nel Borno, e in altre zone del Nord, in particolare contro chiese cristiane del Nordest: è questa setta estremista islamica che ha messo la bomba nella chiesa vicino ad Abuja, nel giorno di Natale. E la settimana prima, in tre altre città, sono morte circa ottanta persone a causa di bombe e scontri con la polizia. In tante zone sono circolati volantini con i nomi dei luoghi “obiettivi” delle bombe, tra cui cattedrali e chiese, per cui è stato stabilito il coprifuoco.
Ora c’è la minaccia dell’ultimatum contro i cristiani che vivono qui al Nord, come noi: «Hanno tre giorni di tempo per andarsene», ha dichiarato Boko Haram. E questa è una follia, a cui nessuno vuole cedere. La gente vuole lottare per la propria libertà, perché questa è casa loro. Ed è fondamentale che non ci lasciamo determinare dalle loro minacce.
Il governo sembra essere incapace di mettere fine alla violenza di Boko Haram: il gruppo è sponsorizzato da pezzi grossi della politica, che non accettano ci sia un presidente cristiano del Sud a governare la Nigeria. Secondo il loro progetto, la Nigeria dovrebbe essere governata da un presidente musulmano del Nord. Che il gruppo estremista abbia un appoggio politico è fatto noto: nei giorni scorsi, è stato arrestato un senatore proprio per questo motivo, ma è già stato liberato. E l’obiettivo - anche se non è mai stato espresso ufficialmente - è quello di introdurre la sharia in tutto il Paese.
Quattro Stati sono stati dichiarati in stato di emergenza e lì i militari hanno il potere su tutto. Non sappiamo quanto durerà questa situazione. Ma noi dobbiamo vivere e lottare per la nostra libertà. Il clima di tensione incide molto nella vita quotidiana: si vive con la paura delle bombe e le chiese sono prese di mira. A Maiduguri e a Jos, la Messa della notte di Natale è stata celebrata alle cinque del pomeriggio e nei giorni scorsi molte chiese erano circondate da polizia e militari.
Qui nella nostra zona (un villaggio nel Nord del Paese; ndr) per ora non ci sono stati attacchi terroristici, ma tutti siamo all’erta. La gente vigila, anche fisicamente: si mette a fare guardia nei posti e nei momenti pubblici, alle messe. Perché si teme che altri episodi di violenza possano accadere. E si vive in un continuo sospetto, non ci si fida più di nessuno, perché potrebbe appartenere a Boko Haram.
Ad aggravare la situazione, è arrivata la decisione del presidente Goodluck Jonathan di togliere il sussidio per la benzina. Questo significa che il prezzo si è raddoppiato, in certe zone triplicato, in un Paese dove si vive con due dollari al giorno. Se per fare cinque chilometri prima spendevo 50 naira, oggi ne ho pagati 150. Il malcontento è fortissimo, sono già iniziate le proteste e da oggi è previsto uno sciopero generale ad oltranza. Purtroppo questa è un’altra miccia in una situazione confusa e tesa.
Tutto ciò che sta accadendo ci costringe a essere più consistenti nella nostra fede e a metterci con grande e totale fiducia nelle mani del Signore. Le tenebre non potranno mai prevalere, di questo sono totalmente convinta.
Vi auguro un anno nuovo che sia pieno della certezza che il Mistero è presente in tutto e in tutti, e che ci vuole così bene che non ci lascia neanche un secondo.
Suor Caterina

mercoledì 4 gennaio 2012

TECNICHE DI SCRITTURA CREATIVA

TONY E SUSAN, Austin Wright, Adelphi
Lui disse: Finirò nell'oblio. Nessuno saprà mai cosa ho visto, cosa ho pensato. Lei disse: Io nell'oblio ci sono già. Nessuno conosce i miei sogni, i miei pensieri.. Lui replicò: Tu non sei una scrittrice. Per te non è così importante.

Lesse riviste nella sua camera al motel perchè era importante tenere la mente attiva.Respinse le lacrime perchè era importante avere il controllo del proprio viso. Rifiutò la proposta di tornare in auto con Merton perchè era importante. Era importante riconoscere l'importanza delle cose, dato che adesso sapeva che ogni cosa importante era importante, e che niente era più importante dell'importanza.

IL LIBRO
Ricevuto in prestito da una famiglia che stimo, è davvero un libro sorprendente. In realtà sono due in uno perchè è la storia di una donna che, leggendo il manoscritto dell'opera prima del suo ex marito, riflette sulla sua vita e fronteggia la crisi di mezza età a cui tutti arriviamo: è questa la vita che volevo? sono alla fine o è possibile un nuovo inizio, pur non cambiando le circostanze? Ho appena rivisto Pomodori verdi fritti e la Bates ad un certo punto dice: "Sono troppo giovane per essere vecchia e troppo vecchia per essere giovane". Ci si ritrova. Il libro è davvero bello, la storia avvince e il finale sorprende. Cosa desiderare di più? Lo stile è perfetto, sicuramente anche grazie alla traduttrice e rivela anche l'esperienza dello scrittore, nato nel 1922 e laureato ad Harvard nel 1943, come insegnante di tecniche narrative. Non lo conoscevo ma davvero è capace di mettersi nei panni del lettore appassionato, il cui umore quotidiano è influenzato da ciò che si legge. E' sicuramente un autore da approfondire.

T. S. ELIOT
Perché le parole dell’anno passato
appartengono al linguaggio dell’anno passato
e le parole dell’anno prossimo attendono un’altra voce.
da Little Gidding


BUON ANNO A TUTTI!
( e soprattutto a Gae e alla sua famiglia!)

giovedì 22 dicembre 2011

COSA RESTERA' DI NOI


LA CITTA' DEI RAGAZZI, Eraldo Affinati, Mondadori
I ragazzi mi guardarono in faccia aspettando la mia replica. "Perchè dovrei?" esclamai, parlando a nuora nella speranza che suocera intendesse, "io conosco la ragione perchè lui bestemmia." Tutta la classe pendeva dalle mie labbra mentre Peppino restava imbambolato senza fiatare. Sentivo il peso della responsabilità gravarmi addosso, ma era un bel carico, una soma che trascinavo volentieri. E continuai sicuro. "Lui crede che Dio lo odi. Ne è talmente convinto che nessuno di voi potrebbe fargli cambiare idea. Ammesso e non concesso che esista davvero, perchè gli avrebbe dato tutti questi problemi da risolvere? A lui più di altri, questo è sicuro, lo ammetterete." Peppino, accanto alla finestra, mi guardava come da un oltre. Dove sei? avrei voluto chiedergli. Tornava giù insieme a noi. Ma anche Ibrahim, Stefan, Javid, Nabi, Sharif e Michail non erano da meno. Tutti soppesavano, dentro di loro, i pro e i contro della tesi che stavo enunciando. Le teste lavoravano. Le intuizioni scattavano. Decine di immagini avranno bombardato, in quei secondi interminabili, le percezioni dei miei alunni. Ognuno calibrava su di sè il ragionamento: prendeva posizione, uscendo allo scoperto di fronte a se stesso. Sarebbe stato inutile che in quel momento avessi aggiunto: "E invece io vi dico che Dio gli sta vicino. Contrariamente a quello che il nostro amico pensa, gli vuole bene. Non lo abbandonerà mai!" Non c'era bisogno che lo affermassi io. Lo stavano già facendo loro. E forse, chissà, anche Peppino.
IL LIBRO

Non sapevo esistesse a Roma una città dei ragazzi. Fondata dal prete inglese John Patrick Carroll-Abbing per aiutare gli orfani della Seconda Guerra Mondiale, è sopravvissuta nonostante lo sviluppo economico o, forse, proprio grazie a questo. Ora ospita i minori non accompagnati provenienti dalle parti più sofferenti del mondo e, benchè i ragazzi frequentino le scuole dell'obbligo esterne, ha al suo interno diversi corsi professionali dove insegna a
nche l'autore del libro. Belli i costanti paralleli tra i ragazzi e il padre dello scrittore, rimasto orfano molto giovane e belli anche i rapporti che l'insegnante costruisce con i suoi allievi, arrivando anche ad accompagnarli nei loro paesi di origine. Il legame tra professore e allievi è quello di una paternità che osserva con distacco, lasciando liberi i ragazzi. Bello anche il fatto che la programmazione didattica miri alto, si è davvero interessati al futuro di questi ragazzi, si cerca di dare loro più strumenti possibili. Belle anche le parole finali: "Quello che accade in aula produce effetti indelebili. E' la potenza dell'insegnamento".

UN CUORE FERITO
Lorenzo Albacete
mercoledì 21 dicembre 2011


Christopher Hitchens, scrittore, critico sociale, giornalista, editorialista e ateo "straordinario" è morto per un cancro sabato scorso allo Houston Hospice. Aveva 62 anni. È morto con dignità, durante il sonno, evitando lo spettacolo che temeva di più: una drammatica conversione pubblica dell'ultimo minuto.
È interessante leggere alcune delle reazioni alla notizia della sua morte. L'esempio che segue è tratto dalla pagina internet "This Week".
«Era un uomo di appetiti insaziabili: per le sigarette, per lo scotch, per la compagnia, per la grande scrittura e, soprattutto, per la conversazione - dice il direttore di Vanity Fair, Graydon Carter -. La sua capacità di essere all'altezza di tutto ciò che lo interessava era il miracolo dell'uomo. Sarebbe molto difficile trovare uno scrittore in grado di produrre la quantità di editoriali, saggi, articoli e libri eccellenti da lui prodotti negli ultimi quarant'anni».
«Come il suo eroe, Orwell, Christopher apprezzava il coraggio al di sopra di ogni altra qualità, in particolare il coraggio richiesto da una risoluta onestà - dice Benjamin Schwarz su The Atlantic -. Questo straordinario intellettuale apprezzava l'intelligenza, ma il coraggio ancor di più, o meglio, pensava che la vera intelligenza non potesse essere separata dal coraggio».
Christopher Buckley scrive sul The New Yorker: «Uno dei nostri pranzi al Café Milano, il Rick's Café (il caffé del film Casablanca, NdE) di Washington, iniziò alla una e finì alle 11,30 di sera. Attorno alle nove (anche se il mio ricordo è un po' vago) disse: "Ordiniamo ancora un po' da mangiare?" Io mi trascinai in qualche modo verso casa, dove rimasi sotto osservazione medica per qualche settimana, nel ghiaccio e con flebo di morfina. Christopher quella sera probabilmente andò a casa e scrisse una biografia di Orwell. La sua energia era epica come la sua erudizione e il suo spirito».
«Addio mio caro amico - scrive il romanziere Salman Rushdie via Twitter -. Una grande voce si ammutolisce. Un grande cuore si ferma».
«Il "migliore oratore del nostro tempo" e un "valoroso combattente contro tutti i tiranni", compreso Dio», afferma lo scrittore Richard Dawkins, ateo dichiarato come Hitchens.
«Ho conosciuto Hitchens solo leggendolo. Nel leggerlo si rimaneva profondamente colpiti, e invidiosi se si era uno scrittore, e a un certo punto ci si arrabbiava profondamente con lui - dice sul Time James Poniewozik -. Hitchens sapeva quando era il caso di preoccuparsi del resto del mondo e quando di fregarsene totalmente, invece, di quanto il mondo pensava di lui. Per uno scrittore, una cosa è essere una persona di principi, e un conto è essere un rompiscatole; è raro essere un rompiscatole con principi, ma Hitchens era proprio questo».
«La religione, ha scritto, è violenta, irrazionale, intollerante, alleata del razzismo, del tribalismo e del fanatismo, piena di ignoranza e ostile alla libera ricerca, disprezza le donne ed è coercitiva verso i bambini - osserva Roy Greenslade sul Guardian -. Se ripenso agli anni '70, lo sento ancora dire questo, con l'aggiunta di molti aggettivi e imprecazioni. Ed è così che voglio ricordarlo».
«Il mondo ha perso uno dei giornalisti più eminenti e prolifici e uno splendido polemista, oratore e bon vivant - afferma George Eaton sul New Statesman -. Nei suoi ultimi anni, a Hitchens piaceva citare una frase della sua defunta madre, che "l'unico peccato imperdonabile è essere noiosi". Oggi, nel rendermi conto che non sentirò più questo vibrante baritono, che la penna di Hitchens è ferma, mi sento sicuro di dire che il mondo è diventato un luogo più noioso».
«Christopher Hitchens era del tutto un esemplare unico, una sorprendente miscela di scrittore, giornalista, polemista e un personaggio unico - ha detto l'ex Primo Ministro inglese Tony Blair -. Era coraggioso nel perseguimento della verità e di ogni causa nella quale credeva. E non vi era nessuna cosa in cui credesse che non sostenesse con passione, impegno e in modo brillante».
Forse si può capire ora perché ben poche persone credenti hanno accettato di dibattere pubblicamente con Hitchens sulla ragionevolezza della fede. Qualche anno fa mi fu chiesto di farlo e, non sapendo che il confronto era con lui, ma pensando a una tavola rotonda, accettai. Quando scoprii che si trattava di un confronto diretto tra me e lui era troppo tardi per cancellare l'incontro, ma anche per prepararlo adeguatamente.
Così, mi preparai semplicemente al martirio.
Quando incontrai Hitchens e lo osservai fare il giro degli ospiti prima del dibattito, mi accorsi che ero la persona sbagliata per discutere con lui, non per la sua intelligenza, cultura e charme, ma perché era un uomo con un cuore così ferito da essere distante solo un passo dall'incontrare Cristo. Ciò di cui aveva bisogno era la Grazia, e questo era qualcosa che io non potevo dargli, essendone anch'io bisognoso in ogni momento della mia vita.
Mi resi conto che tutto quello che potevo fare era di mostrargli che eravamo tutti e due sulla stessa strada, perché anche io non credevo in quel dio che lui attaccava e incoraggiarlo così ad essere fedele alla ferita nel suo cuore e ad amare la libertà che viene dalla Verità.
Dopo lo spettacolo (che deluse sia i favorevoli che i contrari a Dio), decidemmo di incontrarci ancora per discutere in privato della questione, ma non ci siamo più visti.
Ora Christopher (notate il suo nome) è andato e io prego che noi ci si possa incontrare di nuovo quando tutti e due saremo dalla stessa parte eterna del confine tra il bisogno disperato e il viso dell'Amore.