venerdì 24 dicembre 2010

NATALE 2010


BUON NATALE!!!

E' un po' che non scrivo, più che altro perchè non ho tempo di leggere ed ho un libro sul comodino da più di un mese. Spero di finirlo nelle tanto attese vacanze. La maggior parte di chi legge il mio blog è fatto da donne, dedico questo fumetto a loro.

venerdì 5 novembre 2010

SALVEZZA


IL PROF E' SORDO, David Lodge, Bompiani
Sono stato battezzato ma non ho avuto un'educazione religiosa. Da bambino, mia madre mi insegnava a recitare le preghiere quando andavo a letto, e mi portava in chiesa a Natale e a Pasqua, niente più di questo. Mio padre sosteneva - e lo afferma occasionalmente ancora oggi - di credere in Dio, ma non ha mai messo piede in una chiesa, se si eccettuano i matrimoni e i funerali. Io ho frequentato un liceo che incoraggiava le riunioni religiose e spingeva gli alunni del ramo umanistico a scegliere le Scritture come materia d'esame per il conseguimento del diploma. Tutte le mie conoscenze in materia di cristianesimo derivano da quanto ho appreso a scuola e dallo studio della letteratura inglese all'università, in particolare da Milton e da Joyce. invidio le persone che hanno fede ma nello stesso tempo ne sono infastidito. Alcuni studi hanno dimostrato che i credenti hanno molte più possibilità di essere felici rispetto coloro le cui convinzioni sono basate sul relativismo - e non è difficile capire il perchè. Nel percorso esistenziale di ciascuno di noi sono previste la tristezza, la sofferenza e la delusione: questo fardello è più facile da sopportare se si crede che ci sia un'esistenza futura, nella quale i limiti e le ingiustizie che abbiamo sperimentato in vita saranno sanate. Inoltre se si ha la fede, anche l'idea della morte assume una connotazione molto meno deprimente. Ecco perchè invidio chi crede in Dio. Naturalmente non vi è alcun valido fondamento razionale a sostegno delle convinzioni di questi individui....

IL LIBRO
Classica storia inglese: rapporti che sembrano superficiali, privacy, etichetta, routine... Eppure sotto qualcosa si muove, uno scheletro nell'armadio si trova sempre. Bella la prosa, semplice ma curata e bella anche la storia, io mi ci sono ritrovata. L'umorismo è velato ma presente, ci si scopre a sorridere
abbastanza spesso. E' vero il commento di fondo: non siamo sempre portati a pensare che la sordità sia una vera disabilità. I sordastri ci irritano, ci disturbano quando ci fanno ripetere una cosa cento volte e ci fanno ridere quando equivocano le cose dette. Siamo più disponibili verso chi è cieco non verso chi è sordo. Mio marito, che soffre di emicranie, dice che è lo stesso con chi ha mal di testa, non siamo istintivamente portati a condividere la sua sofferenza, ci fa arrabbiare il dover abbassare il volume della radio, il tenere le luci soffuse o a rinunciare ad uscire perchè "lui ha il mal di testa". Comunque spero che l'autore abbia avuto occasione di incontrare il Papa nella sua visita in Inghilterra: la ragione dei Cristiani è esaltata, non ridotta a sentimento!!!


LA RELIGIONE RENDE PIU' FELICI

I ricercatori hanno scoperto quasi per caso, durante una sperimentazione non collegata, che le persone con una convinta fede religiosa tendono ad essere più contente nella vita. Nonostante non fosse l’obiettivo principale della ricerca, il recente studio europeo ha chiarito che gli individui religiosi sono più abili nel fronteggiare shock e dolori come la perdita di una persona cara o di un lavoro.

Il professor Andrew Clark della Paris School of Economics e il co-autore Dr. Orsolya Lelkes dell’European Center for Social Welfare Policy and Research hanno analizzato una varietà di fattori su individui Cattolici e Protestanti e hanno riscontrato che la soddisfazione sembra raggiungere livelli più elevati nelle popolazioni religiose. Gli autori hanno concluso che la religione in generale agirebbe come una sorta di “cuscinetto” che protegge l’individuo dalle difficoltà della vita.

“Abbiamo iniziato la ricerca per comprendere come mai alcune nazioni europee abbiano sussidi di disoccupazione più alti delle altre ma la nostra analisi ha evidenziato subito che le persone credenti soffrivano meno dei non credenti il disagio psicologico derivante dalla perdita del lavoro”, spiega il Prof. Clark.

I dati di centinaia di famiglie europee rivelano livelli molto più elevati di soddisfazione generale nei credenti e il Prof. Clark sospetta che la ragione stia in una molteplicità di aspetti. Certo, l’idea che la religione possa offrire un sostanziale beneficio psicologico nella vita contrasta vivamente con la visono comune della religione come ente oppressivo che ha una influenza negativa sullo sviluppo umano. Il Prof. Leslie Francis dell’Università di Warwick ritiene che i benefici derivino dalla visione religiosa di un maggiore “senso della vita” che viene vissuto da molti credenti e che potrebbe essere minore nei non credenti. “Queste conclusioni contrastano infatti con una visione dominante che invece sostiene che la religione possa condurre al dubbio, al fallimento e quindi abbia effetti negativi”, dice Francis, “La convinzione che la religione danneggi le persone è ancora molto diffusa”.

Terry Sanderson, presidente della National Secular Society e attivista per i diritti degli omosessuali, ritiene che uno studio come quello riportato sopra e che traccia un collegamento fra la felicità e la fade sia “senza senso”. “I non credenti non possono rivolgersi alla religione per essere felici. Se trovi incredibili le fondamenta della religione, non riuscirai a crederci, qualsiasi sia la ricompensa che ne deriva”, dice Sanderson. “La felicità, comunque, è un concetto elusivo. A me da felicità l’ascolto della musica classica, mentre guardare il football mi da repulsione. Qualcun altro proverà l’esatto opposto. Alla fine tutto si riduce al gusto e alla predisposizione personale.”

Justin Thacker, capo della Theology for the Evangelic Alliance, crede che ci siano altri fattori meritevoli di considerazione. Infatti, secondo lui, credere in Dio aumenta nell’individuo la consapevolezza che la vita sia ricca di significato. “C’è più di una ragione per crederlo – una è sicuramente il senso della comunità e del rafforzamento delle relazioni sociali, ma non è tutto. Una gran parte del merito va al senso, all’impegno e al valore che vi da il credere in un Dio, mentre non credere in niente vi priva di questi valori.”

Alcuni studi precedenti hanno evidenziato che l’essere umano sarebbe biologicamente predisposto a credere in Dio. Storicamente, la maggior parte delle culture hanno sviluppato qualche sorta di credenza religiosa che includesse almeno una forma di “essere soprannaturale”. Viste in prospettiva evoluzionistica e psicologica queste questioni hanno intrigato gli scienziati per decenni, ma gli studi fisiologici e cognitivi sulla religione sono relativamente recenti. Sia i credenti che i non credenti possono convenire sui risultati della ricerca e, nonostante ciò, interpretarli in maniera diversa.

I ricercatori dell’Ian Ramsey Centre for Science and religion dell’università di Oxford stanno lavorando ad un progetto che aiuterà a comprendere meglio la scienza cognitiva della religione, che si propone di cercare la parte razionale che sta dietro la fede. Ossia, cosa induce lucidamente un individuo ad affidarsi al soprannaturale.

“Uno dei fini del progetto è spiegare scientificamente non solo la fede in un Dio, ma anche il motivo per cui alcune persone divengono atee. Se gli scienziati riusciranno a spiegare perchè le persone tendono a credere o meno in un’entità superiore allora i non credenti potranno trovare una spiegazione soddisfacente in merito alla fede altrui, poichè ora gli atei, trovano difficile comprendere il motivo per cui molte persone credono in esseri inesistenti supportati da storie senza fondamento reale.”

domenica 3 ottobre 2010

Prendere l'iniziativa


LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI, Paolo Giordano, Mondadori

Gli occhi di Alice erano aperti. Si erano abituati all'oscurità. Distingueva le sagome dei mobili: la poltrona, l'armadio, la cassettiera con sopra lo specchio che non rifletteva nulla. Tutti quegli oggetti erano lì, immobili e terribilmente inesistenti.
Alice pensò alla camera dei suoi. Pensò che si assomigliavano, che tutte le camere da letto del mondo si assomigliavano. Si chiese di cosa avesse paura, di perderlo o di perdere tutte quelle cose: le tende, i quadri, il tappeto, tutta la sicurezza ripiegata con cura dentro i cassetti.
IL LIBRO

Un angolo di Italia di cui non ho esperienza: persone sole, alcune cariche di gravi problemi di ordine psicologico, persone tristi senza speranza, che restano sulla superficie della vita, che non ridono mai. Giovani e adulti che non prendono iniziativa, che non riescono ad amare, che preferiscono non vedere per non assumere responsabilità. Speravo in un lieto fine ma non c'è. O forse, così come l'autore ha scelto, il lieto fine è proprio questo: lasciar perdere e ricominciare da capo. Comunque, ottima opera prima e di grande successo, da cui è già stato tratto un film.




Charles Péguy: «Un mondo [...] dopo Gesù, senza Gesù»
Il contesto ecclesiale è tutto dominato da una parola che il Papa ripete da mesi e che noi non possiamo dimenticare in questo nostro radunarci, che è la parola “conversione”. Ci ha detto quando siamo andati in piazza San Pietro: «Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr. Gv 17,14). Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni.
Julian Carron

sabato 18 settembre 2010

NESSUNA SPERANZA PER LA MIA GENERAZIONE?


UN GIORNO, David Nicholls, Neri Pozza

Jasmine Alison Viola Mayhew.
Era a nata a tarda sera nel terzo giorno del nuovo millennio e quindi sarebbe cresciuta insieme al secolo. Due chili e otto, piccolina ma in salute, e secondo Dexter ineffabilmente bella: capì che avrebbe dato la vita per lei, anche se allo stesso tempo era abbastanza sicuro che difficilmente si sarebbe presentata l'ipotesi.
Quella sera, seduto sul divanetto plastificato della clinica, con in braccio questo fagottino dal viso paonazzo, Dexter Mayew fece un voto solenne. Decise che da quel momento in poi avrebbe rigato dritto. A parte qualche impellenza biologico-sessuale, tutte le sue parole e i suoi gesti sarebbero stati adatti alle orecchie e agli occhi della figlia. Avrebbe vissuto come se fossesempre sotto l'occhio vigile di Jasmine. Non avrebbe mai fatto niente che potesse arrecarle dolore o angoscia o imbarazzo e non ci sarebbe più stato niente, proprio niente, nella sua vita di cui vergognarsi.
Questo fioretto durò più o meno un'ora e mezza.

IL LIBRO

E' il mio genere di libro, mi piace lo stile, il lessico, l'humour, la profondità dei temi trattati, frivoli e leggeri solo all'apparenza. Io e lo scrittore siamo più o meno coetanei, per cui è facile immedesimarsi nelle esperienze, nei problemi e nelle soddisfazioni. Anche le vicende storiche sono state condivise seppur con sfumature diverse e vissute in due nazioni, Italia e Gran Bretagna, che solo da poco hanno molto in comune, grazie alla globalizzazione culturale di cui tutto il mondo occidentale è vittime e artefice. E' difficile dire se l'autore vuole trasmettere una visione positiva o negativa della nostra generazione, forse rimane spettatore, talvolta sorride, talvolta non sa proprio che faccia fare. In questi giorni dove abito stiamo esponendo una mostra su Michelangelo. Non si può non restare stupiti di ciò che questo genio ha lasciato all'umanità. Arrivando verso la fine del libro, quando tutto dovrebbe ormai colorarsi di rosa, si è invece spinti (e personalmente a me questo ha commosso, tanto che mi sono ritrovata a piangere, ma ho la lacrima facile!) a domandarsi: ma di me, cosa resterà?

IL PAPA IN GRAN BRETAGNA
«Se si esclude Dio l’uomo resta monco»di Salvatore Mazza
17/09/2010 - Benedetto XVI ha incontrato la Regina a Edimburgo. Pubblichiamo il racconto della visita del Santo Padre nel Regno Unito, apparso sul quotidiano Avvenire

Benedetto XVI a Edimburgo.
Scambi di battute in un’atmosfera definita «familiare», se non «quasi natalizia». Un’accoglienza speciale, capace di coniugare protocollo e cordialità, ma soprattutto di dare un senso forte al reciproco riconoscimento dei meriti nella ricerca del bene comune, che ha fatto da sfondo ai discorsi ufficiali. E culminato nell’auspicio del Papa che il Regno Unito, nel suo «sforzo di essere una società moderna e multiculturale... possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più».È stato il Palazzo di Holyrood House, a Edimburgo, la cornice del primo atto di questa visita nel Regno Unito di Benedetto XVI. Il momento più ufficiale dei quattro giorni che il Pontefice trascorrerà oltremanica. E nel quale, ricordando tra l’altro il contributo decisivo del Regno Unito alla sconfitta della «tirannia nazista, che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere», ha osservato come «mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società».Per questo allora la Gran Bretagna, secondo il Papa, non deve lasciar «oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà». Per questo, ha aggiunto, «possa quel patrimonio cristiano, che ha sempre servito bene la nazione, plasmare costantemente l’esempio del Suo governo e del Suo popolo nei confronti dei due miliardi di membri del Commonwealth». Un esplicito riconoscimento del ruolo mondiale che il Regno Unito ancora gioca, in quanto «il governo e il popolo sono coloro che forgiano le idee che hanno tutt’oggi un impatto ben al di là delle Isole britanniche». Ciò, per Benedetto XVI, «impone loro un dovere particolare di agire con saggezza per il bene comune», dovere che anche i media devono sentire «poiché le loro opinioni raggiungono un così vasto uditorio», imponendo loro «una responsabilità più grave di altri».Parole importanti, e "pesanti", quelle di Benedetto XVI, che Elisabetta II, vestita di grigio chiaro, aveva accolto affermando come «la sua presenza oggi ci ricorda la comune eredità cristiana e il contributo che i cristiani danno alla pace nel mondo e allo sviluppo economico e sociale dei Paesi meno prosperi del mondo». «Siamo tutti consapevoli – aveva poi scandito la Regina – dello speciale contributo della Chiesa cattolica romana, in particolare per quanto riguarda il suo ministero ai membri più poveri e deprivati della società, la sua cura per i senza-tetto e per l’educazione fornita dalla sua estesa rete di scuole».C’è il tempo per lo scambio dei doni – al Papa la copia di alcune stampe del pittore tedesco Hans Holbein, alla Regina una copia di un manoscritto di un vangelo tedesco dell’VIII secolo – e per una domanda di Elisabetta II a proposito della Papamobile – «Non è piccola?» – prima che Benedetto XVI, sulle spalle lo scialle col tartan disegnato per l’occasione, si immerga al suono delle cornamuse nel bagno di folla che lo accompagnerà fino alla residenza del cardinale Keith O’ Brien. «Decine di migliaia di persone», assicura la Bbc, alle quali, giunto a St. Andrews, Papa Ratzinger si avvicina in un fuori programma che lo fa trattenere qualche minuto a stringere le mani ad alcuni bambini e ai malati in carrozzella.Un bagno di folla che si ripeterà nel pomeriggio, nella messa celebrata a Glasgow. Oltre centomila persone, davanti alle quali il Pontefice torna a ripetere che «l’evangelizzazione della cultura è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una "dittatura del relativismo" minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo, il suo destino e il suo bene ultimo». Quindi, in serata, il trasferimento a Londra, a chiudere una giornata che i commentatori britannici hanno definito «memorabile».E le contestazioni annunciate? Come previsto, il centinaio (in tre gruppi) di contestatori è sparito nello scenario scozzese, ed è facile prevedere che anche nella capitale qualche fatica la faranno, per farsi notare. Di tutto quanto si attendeva restano le richieste di giustizia delle associazioni delle vittime degli abusi sessuali da parte di sacerdoti. Sull’aereo che lo portava a Edimburgo, a chi gli rivolgeva una domanda al riguardo, il Papa aveva confessato che «queste rivelazioni sono state per me uno choc, una grande tristezza. È difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale sia possibile».

lunedì 6 settembre 2010

Gli occhi miei vaghi delle cose belle


IL TORMENTO E L'ESTASI, Irving Stone, Corbaccio
Michelangelo (...) dichiarò con un certo impaccio che preferiva il contadino di Donatello all'etereo Cristo del Brunelleschi, il quale era così esile e immateriale da dare l'impressione che fosse stato creato per essere crocifisso. Nell'opera di Donatello invece la crocefissione creava la sensazione di un avvenimento giunto come una tragica sorpresa, quale appunto era stata per Maria e per tutti coloro che si trovavano ai piedi della croce. Donatello suggeriva il pensiero che forse la spiritualità di Cristo non dipendeva dalla delicatezza della sua figura fisica, bensì dall'indistruttibile sublimità del suo messaggio.

IL LIBRO

Splendido. Nonostante le sue tantissime pagine, iol libro mi ha tenuto inchiodata parecchio del mio tempo libero vacanziero. Devo dire che l'ho letto più per dovere e con l'intenzione di evitare libri tecnici sull'artista. Infatti alla festa patronale di quest'anno porteremo la mostra del Meeting di Rimini su Michelangelo e, siccome organizzeremo le visite guidate, dovevo documentarmi e volevo che ciò fosse più piacevole che accademico. Ha funzionato: l'autore è documentatissimo, basta vedere la bibliografia da lui consultata, e, per scrupolo di coscienza, mi è capitato di verificare alcuni particolari e, in effetti, corrispondevano alla realtà. Il tutto raccontato in perfetto stile: davvero una piacevolissima lettura. Ho cercato di rivedere il film ma non l'ho trovato e non so quanto sia fedele al libro. Michelangelo ha sicuramente fatto della sua vita un capolavoro!

RIMA 107

Gli occhi miei vaghi delle cose belle
e l'alma insieme della sua salute
non hanno altra virtute
c'ascenda al ciel, che mirar tutte quelle.
Dalle più alte stelle
discende uno splendore
che 'l desir tira a quelle,
e qui si chiama amore.
Nè altro ha il gentil core
che l'innamori e arda, e che 'l consigli,
c'un volto che negli occhi lor somigli.
Michelangelo Buonarroti









In questo sito la possibilità di vedere "da vicino" ogni particolare della Cappella Sistina:



martedì 31 agosto 2010

NEL REGNO DELLA FANTASIA


ALBERO E FOGLIA, J.R.R. Tolkien, Bombiani

Ogni scrittore che crei un mondo secondario, una fantasia, ogni subcreatore, probabilmente desidera in parte almeno essere un creatore effettivo, o almeno spera di attingere alla realtà: spera che l'essenza propria di questo mondo secondario (se non ogni suo particolare) derivi dalla realtà oppure ad essa confluisca. Se riesce ad attingere ad una qualità che possa essere a ragion veduta fatta coincidere con la definizione del dizionario, " intima consistenza della realtà", è difficile capire come potrebbe accadere se, in qualche modo, l'opera non partecipasse della realtà. La caratteristica peculiare della "gioia" in un riuscito lavoro di fantasia può pertanto essere designata quale un improvviso balenare della realtà o verità sottesa. Non si tratta soltanto di "consolazione" per i mali di questo mondo, bensì di soddisfazione, di una risposta alla famosa domanda "é vero"?

IL LIBRO

Mi è stato suggerito da un'insegnante che ha partecipato ad un corso di aggiornamento sulle fiabe basato proprio su questo libro di Tolkien. La prima parte è un saggio sulla "realtà" fantastica, la seconda sono alcuni racconti, di stile fiabesco, molto delicati. Secondo me, però, sono più adatti ad un pubblico adulto che a dei bambini perchè il ritmo è molto lento e i colpi di scena o le suspence molto rari. Molto belli sono gli aspetti autobiografici, come quando l'autore racconta di aver letto fiabe ai propri figli.

IL MEMORABILE

Per me fu un giorno memorabile, perchè mi cambiò molto. Ma in ogni vita succede lo stesso. Immaginiamo un giorno a scelta isolato dal contesto e pensiamo a come sarebbe stato differente il corso della vita. Fermati, lettore, e rifletti a lungo sulla lunga catena di vil metallo o oro, spine o fiori, che non ti avrebbero mai legato, se non fosse stato per la formazione di quel primo anello in quel giorno memorabile.



Charles Dickens, Grandi Speranze

SUPREMAZIA DELL'OCCIDENTE?


LA VITTORIA DELLA RAGIONE, Rodney Stark, Lindau

Si pensi a una recente dichiarazione di uno dei più prestigiosi intellettuali cinesi:
"Una delle cose che ci è stato chiesto di indagare è che cosa ha permesso il successo, o meglio, il primato dell'Occidente su tutto il resto del mondo. Abbiamo studiato tutte le possibilità da un punto di vista storico, politico, economico e culturale. All'inizio abbiamo pensato che fosse perchè voi avevate armi più potenti delle nostre. poi abbiamo ritenuto che voi aveste un sistema politico migliore. poi ci simao concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent'anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Ecco perchè l'Occidente è così potente. Le basi morali cristiane della vita sociale e culturale sono state ciò che ha pemesso l'emergere del capitalismo e poi la riuscita transizione verso politiche democratiche. Non abbiamo alcun dubbio in proposito."
Neanch'io.


IL LIBRO
Una voce fuori dal coro e sicuramente contro ogni moda. Nel libro si documenta storicamente di come il cristianesimo, ma soprattutto il cattolicesimo, è elemento fondante degli aspetti positivi del mondo occidentale: libertà di pensiero, parola, ecc..., libera impresa, rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino, rispetto delle leggi... E tutto non per fatalismo o per fideismo ma per l'importanza che il cristianesimo dà all'uso della della ragione! E' sicuramente un autore che vale la pena di incontrare. Bisognerebbe che quelcuno lo invitasse in Italia per una serie di conferenze. E, nota a suo favore, per essere un saggio e non un romanzo, non è affatto noioso.