martedì 11 maggio 2010

CAMBIAMENTO


STRANE CREATURE, Tracy Chevalier, Neri Pozza editore.
E' da quando sono nata che vado cercando i ninnoli, come li chiamiamo noi. Pa' mi ha insegnato i posti nuovi e i loro nomi: vertebrelle, unghie del diavolo, serpi di santa Ilda, bezoari, folgori, gigli di mare. Ma ho imparato da me a trovarli. Anche se vai a caccia insieme a qualcun altro non puoi guardare con i suoi occhi. Devi per forza usare i tuoi.
Due persone guardano la stessa roccia e vedono cose diverse: per te è solo un grumo di pietra e per me un riccio di mare. Le prime volte che uscivo in spiaggia con pa', lui trovava vertebrelle anche dove io avevo già guardato. "Eccola" diceva e ne raccoglieva una ai miei piedi. Poi rideva di me. "Apri gli occhi, figliola!" mi canzonava. Non ci rimanevo male però, perchè lui era mio padre ed era giusto se ne trovava di più; non potevo essere più brava di lui.
E' come cercare un quadrifoglio: è inutile star lì a fissare le cose, devi saper vedere le differenze. Se guardo un campo di trifoglio, io vedo: 3, 3, 3, 3, 4, 3, 3. Le quattro foglioline mi saltano all'occhio. Per i ninnoli è lo stesso. Vado in giro per la spiaggia e lascio che i miei occhi vadano in giro, senza pensare, e all'improvviso salta fuori qualcosa: la curva di un'ammo, la grana di un osso contro la pietra liscia. Un disegno lo noti sempre in mezzo al guazzabuglio.

IL LIBRO
Grazie a Palmy che lo ha suggerito. E' una bella storia, dalla trama originale. Ci si proietta nel passato e si immagina di essere lì, in una fredda spiaggia inglese, alla ricerca dei fossili. E' l'unica ragione di vita di due donne di diversa estrazione sociale, in un'epoca in cui l'Inghilterra era divisa in caste da cui era impossibile evadere. Solo in Jane Austen o nelle sorelle Bronte le zitelle, senza dote, vivevano un lieto fine. Il libro è ispirato a personaggi reali e, per quanto riguarda le mie conoscenze, ricostruisce perfettamente il periodo storico, quello in cui nascono i dubbi dell'esistenza di una preistoria, di una vita precedente la comparsa dell'uomo. C'è solo una critica da parte mia. come lettrice: i personaggi non sono approfonditi come nei capolavori editoriali, forse perchè non si è voluto scrivere un libro troppo voluminoso. E' il primo libro che leggo della Chevalier e ,devo ammettere, che merita veramente.

SE
(lettera al figlio)

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!".
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling

giovedì 22 aprile 2010

SPAGNA


LA MANO DI FATIMA, Ildefonso Falcones, Longanesi.

Quella notte Hernando non dormì. Dopo aver scritto la lettera per don Pedro diretta a Granada, gli era rimasto un unico foglio bianco, un calamo e un po' d'inchiostro. Si accomodò al tavolo rustico e sgangherato della sua stanza, tolse la cappa di polvere che si era accumulata sul ripiano e alla luce scintillante di una candela si preparò a scrivere, tutti i sensi all'erta. Sua madre, Miguel, il gioco, quella stanza cupa me sporca, la confusione, il baccano degli altri ospiti che rompeva il silenzio della notte...Il calamo scivolò sulla carta e tracciò la più bella lettera che avesse mai scritto. Senza nemmeno pensarci, quasi fosse Dio a guidare la sua mano, scsrisse l'incompiuta professione di fede che aveva portato sua madre nelle segrete dell'Inquisizione: "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah, e Maometto è il suo profeta."

IL LIBRO
Altra situazione imbarazzante nella storia dell'umanità: l'espulsione dei moriscos dalla Spagna. Si deve ammettere che il genere del romanzo storico è il carisma di questo scrittore. Fatti storici, amori, avventure e tragedie si intrecciano alla perfezione. Leggerlo è ammettere un amore alla Spagna, è sentirsi europei. I due romanzi da me letti hanno in comune una profonda conoscenza delle tre religioni monoteiste e un grande amore per Maria, madre di Gesù che è la salvezza dei due protagonisti. La Chiesa cattolica non si esimie dalle critiche pur riconoscendo qualche figura positiva di minor rilievo. Sarebbe bello che il suo terzo romanzo avesse per protagonista il cattolicesimo spagnolo, a cui si devono certamente dei grandi peccatori ma con altrettanta sicurezza dei grandi santi che hanno cambiato il mondo. Parlare bene della Chiesa cattolica non è popolare, soprattutto in questi ultimi tempi, ma se ciò partisse da chi non ha mai risparmiato di descriverne gli errori, sarebbe davvero "cosa buona e giusta".


Ai ragazzi e ai giovani dell’Irlanda
Desidero offrirvi una particolare parola di incoraggiamento. La vostra esperienza di Chiesa è molto diversa da quella dei vostri genitori e dei vostri nonni. Il mondo è molto cambiato da quando essi avevano la vostra età. Nonostante ciò, tutti, in ogni generazione, sono chiamati a percorrere lo stesso cammino della vita, qualunque possano essere le circostanze. Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa, particolarmente di coloro che furono scelti in modo speciale per guidare e servire i giovani. Ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia! Lui solo può soddisfare le vostre attese più profonde e dare alle vostre vite il loro significato più pieno indirizzandole al servizio degli altri. Tenete gli occhi fissi su Gesù e sulla sua bontà e proteggete nel vostro cuore la fiamma della fede. Insieme con i vostri fratelli cattolici in Irlanda guardo a voi perché siate fedeli discepoli del nostro Dio e contribuiate con il vostro entusiasmo e il vostro idealismo tanto necessari alla ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa.
Benedetto XVI

Como no me he preocupado de nacer, no me preocupo de morir.
Federico Garcia Lorca

mercoledì 7 aprile 2010

AMBIZIONI


TRA LE NUVOLE, Walter Kirn, Rizzoli

Nel corso di alcune vite americane, laggiù nella vasta pianura della depressione tra le due coste, è possibile arrivare - perchè perdi un amore, perchè vedi il lungo, indistinto, invecchiare dei tuoi, perchè hai ricevuto un'educazione morale inadeguata, perchè hai problemi di soldi - a uno stadio, una congiuntura, un passaggio epocale (frasi fatte, fastidiose ma necessarie) in cui ci ritroviamo soli in una città sconosciuta, dove nessuno vive più a lungo di quanto deve e tutti i nostri vicini vengono da un posto diverso. E, dannazione, le cose molto semplicemente non vanno. Eppure abbiamo provato tutto: le diete, le palestre, i lavori e le chiese. Ma non abbiamo ancora tentato quella cosa di cui abbiamo letto su un volantino patinato infilato sotto il tergicristalli: il nuovo corso rivoluzionario di Gestione dinamica di risorse, sviluppato in decenni di esperienza nella formazione dei maggiori uomini d'affari americani e che ti GARANTISCE DI ARRIVARE DOVE VUOI!

IL LIBRO

Il titolo originario è Up in the air e ne hanno fatto un film con George Clooney, che non ho visto, che ha riscosso parecchio successo da parte della critica cinematografica. E' un racconto in prima persona di uno "strano" protagonista, personaggio che sembra non amare le relazioni sociali, che preferisce vivere in disparte dopo un matrimonio fallito e una famiglia di origine sui generis. Per tutta la lettura ci si aspetta un lieto fine, una morale buona, un innamoramento, un incontro positivo che cambi in meglio la sua vita ma l'unica evidenza è siamo sicuramente ad una svolta, anche se non è evidente quale. Un po' da sfondo c'è anche la molteplicità delle chiese americane, sono spesso citati i mormoni e il libro è dedicato ad un certo padre David Parker. E' una religiosità che, purtroppo, non ha grande incidenza nella vita o è solo apparenza e nasconde ben altri interessi. Complimenti comunque all'autore, è uno di quelli che resterà.

UN AUGURIO PARTICOLARE
Carissimi amici,

In questo periodo di Quaresima, la serenità e tutta questa grazia che il Signore ci sta donando ci fa sentire sempre di più che siamo Suoi, che dipendiamo da Lui, che senza il Suo continuo amore non potremmo vivere. Ci rendiamo conto ogni giorno, in ogni risveglio che tutta questa grazia deriva solo ed esclusivamente da Lui. Nelle preghiere che ci vengono spontaneamente da recitare in qualsiasi posto, emerge che la Sua presenza è costante, che non ci abbandona, ma ci stringe sempre di più a sé proprio come figli. Convivere con Gesù presente non è più un sacrificio, è una vera letizia; a volte ci sentiamo complici di Gesù, ci fa vedere cose che ci spaventano perché trasforma le persone come noi.
Guardando il passato ci rendiamo conto sempre di più che solo uno come Lui poteva renderci così mansueti e innocui. Iniziamo a capire veramente chi eravamo e chi siamo oggi. Se guardiamo il passato, ci facciamo paura pensando a tutto il male che abbiamo commesso. Oggi è bello vivere nella luce, senza che nessuno pronunci il nostro nome solo per dire il nostro male, ma quanto bello è sentire quel bisbiglio del cambiamento fatto grazie al Signore attraverso degli amici veri. Non avremmo mai scommesso nulla su di noi, era impossibile che noi potessimo essere così oggi.
Quando Margherita Coletta ci è venuta a trovare in carcere prima di Natale, ci ha detto: «Esiste una cosa che Gesù ci ha lasciato, un sacramento, che per me è importantissimo, ed è quello della confessione. In quel momento, nell'istante stesso che uno si avvicina a questo sacramento è libero, ma libero veramente, ci dovete credere. Qualsiasi peccato che ognuno di noi abbia potuto commettere da quell'istante non c'è più, è cancellato, non esiste più. Non bisogna nemmeno ripensarci, perché sarebbe del diavolo: in quell'istante tutto è cancellato. Dio è buono, è un padre misericordioso che accoglie tutti». È proprio vero. Oggi vediamo il nostro cuore pieno di Gesù e Lo preghiamo costantemente che non ci faccia ricadere nell’oscurità dove per un lungo periodo abbiamo vissuto. Non è semplice trovare le parole giuste perché la commozione è tanta, solo oggi capiamo e cerchiamo di dare un senso a quei gesti terribili. Quante volte abbiamo chiesto al Signore di prendersi la nostra vita e di ridarla a chi l’abbiamo tolta.
Ci rimarrà sempre impresso nelle nostre menti quello che aveva scritto in una lettera indirizzata al Papa il nostro amico Ilario, lui che poco prima di morire per un male atroce ha rubato il Paradiso come il buon ladrone, ricevendo l’estrema unzione: «Ricordatevi che, quando ci si rende conto del male fatto, non si vorrebbe più finire di scontare la pena e anche, quando la si è finita di scontare, il dolore che rimane nel cuore è grande». Ecco perché vivere in isolamento, stare in carcere ci ha fatto solo del bene e non siamo impazziti. A chi piacerebbe vivere in un luogo simile senza un attimo di privacy, anche se, sapendo di essere in colpa, in quel posto trovi un rifugio dove nessuno ti può toccare e vedere, dove le tue vergogne vengono occultate?
Oggi invece, che grazia ci ha fatto il Signore. Ha voluto che ci trovassimo al posto giusto nel momento giusto per farci capire ancora una volta che Lui ci ama tutti nello stesso modo. Essere stati lì accanto al nostro Pietro mentre ritirava il suo primo permesso è stato il regalo più bello della giornata, sì perché di regali così ce ne dà di continuo. Ci sono scese le lacrime ancora una volta, non per un dolore ma per una gioia fraterna che proviamo per un vero Fratello. Quanta grazia ci dà ogni giorno il nostro Gesù e quanto è presente. Sta a noi tenerlo in vita, senza ricordarlo come un “fu Gesù”, ma con un c’è Gesù in tutto e in tutti noi. Se si potesse fotografare le emozioni, anche questa sera, qui in mezzo alla nostra piccola comunità, ci vorrebbe Clint Eastwood con una pellicola gigantesca e ancora non basterebbe. Se questo si chiama miracolo o Mistero non lo sappiamo, ma sappiamo che è una vera letizia vivere così, in questo posto dove tutto si potrebbe dire ma non che sia un posto piacevole.
Duemila anni fa abbiamo fatto un errore nel giudicare Gesù colpevole solo perché voleva avvisarci di quanto sbagliavamo, e noi abbiamo sbagliato molto. Oggi sentire l’abbraccio di Cristo così forte e pieno di quell’amore che solo Lui sa dare, ci fa sentire quanto sia povero il nostro cuore di fronte a Lui. Con la Santa Pasqua della Resurrezione possano tutti sentire l’Amore e l’abbraccio di Gesù Cristo come lo sentiamo noi.
Desideriamo augurare una Santa Pasqua a tutti gli amici e alle loro Famiglie. Vostri amici in Cristo.

Un gruppetto di detenuti della Casa di Reclusione di Padova

giovedì 25 marzo 2010

Intercultura


IRLANDESE AL 57%, Roddy Doyle, Guanda

"Qual è esattamente il problema?" dice il papà di Miss Nigeria. La sua voce domina tutta la stanza, tutta la stazione di polizia e tutta la strada. Fa abbaiare i cani a Coolock e a Clondalkin. E' un gigante. Sembra un intero paese africano, come l'Uganda o roba del genere, che un giorno si è alzato e ha messo giacca e cravatta. Insomma, è gigantesco, non solo lui ma anche la sua voce.
Per non parlare di sua moglie, dovreste vederla. Se lui è un Paese, lei è il lago più grande di quel Paese o roba del genere.

IL LIBRO

E' una raccolta di racconti scritti per il Metro Eireann, una rivista multiculturale di Dublino. Sembra, dai dati riportati nel libro, che l'Irlanda sia il paese europeo con più immigranti in Europa (secondo me perchè sia in Gran Bretagna, Francia e Germania ormai siamo alla seconda o terza generazione di figli di immigrati, per cui non risultano più stranieri), colpa degli U2 o di Riverdance, come dice l'autore!
Sono loro i nuovi "proletari", cioè quella parte di popolazione che nei secoli ha costituito l'attrattiva culturale del popolo irlandese, quella che spopola nei loro libri, film e canzoni. Non ci sono più gli irlandesi di una volta: i Commitments sono preistoria. Il libro è stato scritto nel 2007 per cui non vi è rispecchiata la recente crisi economica, la nuova ondata di disoccupazione e si sogna un po' di essere finalmente ricchi, finalmente a posto. Non è Roddy Doyle al massimo dello splendore (forse anche per colpa della traduzione) ma alcuni racconti sono molto originali e gli spunti umoristici non mancano.

Eddye Taylor
Brano inciso a Chicago nel 1955 per la VJ Records, (VJ 149)

I'm just a bad boy,
long, long way from home, (2)
ain't got nobody
I can call my own.

I'm just a bad boy,
in your town alone, (2)
ain't got nobody,
got no place to go.

Next time I travel,
wanna have you by my side, (2)
I won't have to worry,
everything gonna be all right.

Sono soltanto un ragazzaccio,
lontano, lontano da casa,
non ho nessuno
che io possa dire mio.

Sono proprio un ragazzaccio,
solo nella tua città,
non ho nessuno,
non ho un posto dove andare.

La prossima volta che viaggerò,
voglio averti al mio fianco,
non avrò di che preoccuparmi,
andrà tutto bene.



martedì 9 marzo 2010

ANCORA SCUOLA


PERLE AI PORCI, Gianmarco Perboni, Rizzoli
Diecimila, più o meno. E' il numero delle pagine di programmi, relazioni, documenti e scartoffie varie che ho scritto in vent'anni di carriera scolastica. Tutto bene, anzi ci sarebbe da complimentarsi per il notevole sforzo intellettuale che, al pari dei miei colleghi, ho saputo compiere con tanta abnegazione e senso del dovere. Se non fosse che neppure una persona ha mai letto una sola riga di quanto ho scritto; neppure io, poichè ben conoscendo il loro destino, non mi sono certo dato la pena di rileggerle.

IL LIBRO

E' il diario di scuola di un professore di inglese delle superiori, che non insegna nei licei e che si nasconde dietro uno pseudonimo. All'inizio non volevo leggerlo, pensavo fosse la solita raccolta di castronerie studentesche, che fanno ridere per non piangere e sono belle solo se il soggetto è un bambino e non un adolescente. Invece è un libro piacevole, si legge velocissimamente e, in generale, descrive un ambiente molto familiare che, ad eccezione di qualche sfumatura di colore, è lo stesso in tutta Italia. La globalizzazione è anche scolastica.
Non condivido tutte le opinioni però è un testo simpatico, ironico ed umoristico. Resta un dubbio atroce: ma chi parla è un bravo insegnante o davvero odia così tanto i suoi studenti? A me piace Pennac: anche gli studenti peggiori da lui imparano qualcosa. Qui sembra che l'importante sia avere la disciplina in classe, non lasciarsi sopraffare da un branco di microcefali ed avere uno stipendio fisso. Eppure io non ci credo che siano tutti così i ragazzi italiani! E non credo neanche che diminuendo il numero di studenti per classe e aumentando il nostro stipendio, come proposto nel testo, migliori automaticamente la qualità, certamente renderebbe le cose più facili ma alunni e insegnanti resterebbero gli stessi.
Dell'autore volutamente si sa poco. Si indovina la Toscana (viene nominato Viareggio come località di vacanze e una o due espressioni linguistiche rivelano il centro Italia) e credo di poter dire che egli non sia padre di famiglia o, comunque non abbia figli alle superiori. Infatti per quanto riguarda il costo dei testi scolastici, nel mio caso personale, non è stato uno svenamento economico (anche perchè, dove ho potuto, li ho presi usati) ma un sostentamento dell'industria editoriale italiana: tantissimi insegnanti non hanno mai utilizzato il libro adottato o solo in minima parte. Un altro accenno va dato a come cambia velocemente il mondo contemporaneo. Il libro è stato pubblicato nel 2009, ci sono riportati fatti di cronaca recentissimi eppure Facebook non riempie ancora il tempo degli studenti come invece sta facendo oggi.

P.S. c'è anche il blog www. profperboni.blogspot.com

SHAKESPEARE COME SI IMPARA?
Pigi Colognesi
martedì 9 marzo 2010
dal Sussidiario.net

La commedia di Shakespeare Pene d’amor perdute inizia in modo solenne. Il giovane re di Navarra e i suoi tre fidati amici gentiluomini stipulano un impegnativo patto: per raggiungere la saggezza, per arrivare al culmine della conoscenza vivranno per tre anni da reclusi nella reggia, dedicandosi esclusivamente allo studio.

Un programma educativo di tutto rispetto; per completare il quale i quattro si impegnano a essere morigerati nel mangiare, a non curarsi del vestito e, soprattutto, a non cedere alle lusinghe d’amore. Ragion per cui nessuna fanciulla potrà accedere al palazzo. A dire il vero uno dei quattro, Biron, ha qualche dubbio sulla sensatezza del progetto: «Penosamente un uomo s’intesta a ponzare su un libro, cercando la luce della verità: e intanto la verità a tradimento pian piano gli toglie la luce degli occhi». Comunque anche lui accetta le regole.

Sfortunatamente (fortunatamente) proprio in quel giorno arriva un’ambasciata del re di Francia, che il sovrano di Navarra non può proprio evitare di ricevere. La delegazione è composta, ovviamente, da quattro ragazze: la giovane principessa francese e tre sue damigelle. La commedia si accende subito in un gioco pirotecnico di battute, di sottintesi, di motti salaci. Shakespeare prende in giro il linguaggio galante e vuoto di tanta poesia amorosa, quello pedante dei saccenti, quello sciatto degli insegnanti, quello falso in cui possiamo cadere tutti.

Fatto sta che i quattro si innamorano ciascuno di una dama. L’uno dopo l’altro compaiono sulla scena lamentandosi di aver nell’intimo tradito il giuramento di dedicarsi esclusivamente allo studio e leggono brani di poesia dedicati all’amata. Nessuno di loro sa che un altro, di nascosto, l’ascolta. E così, nel giro di poche battute si ritrovano vicendevolmente smascherati. Che fare? Andare contro il proprio sentimento per non perdere l’onore oppure infrangere il giuramento per salvare l’amore.

È Biron che dice la parola risolutiva. Qual era lo scopo? Imparare. Ma come si impara? Loro avevano pensato che la strada fosse chinarsi sui libri, tenendo fuori dall’orizzonte ogni realtà che potesse disturbare lo studio. Ma questo non poteva che produrre un sapere astratto, libresco appunto. Infatti le loro parole erano piatte, come quelle che si copiano da altri. Le parole si sono invece accese di verità e di bellezza quando sono state dettate da un sentimento che li coinvolgeva per intero: l’amore.

Esistono studi ponderosi che assorbon del tutto la mente dei loro cultori - che sono infecondi sgobboni: ma chi li ha visti i frutti di tante pesanti fatiche? L’amore invece, che occhi di donna han dapprima ispirato, non vive di se stesso, murato nel nostro cervello, ma nobile e fluido, al pari di ogni altro elemento vitale, invade, rapido come il pensiero, le facoltà umane, e di ciascuna raddoppia la forza e il vigore».

È la rivincita della concretezza esistenziale sull’astrazione intellettuale. Una lezione importante oggi, per noi che ci troviamo in piena emergenza educativa. Non c’è nessuna possibilità di educare se non si sa proporre un coinvolgimento affettivo oltre che intellettuale, cioè dell’interezza della persona.

Ognuno dei quattro cercherà, allora, di conquistare la propria dama, perché «i libri, le arti, le scienze di un’accademia che spiega, comprende e alimenta ogni umana realtà» non sono altro che «gli occhi delle donne». E solo quando avranno abbandonato la falsità delle parole libresche, la maschera delle astrazioni, raggiungeranno il loro obiettivo.




mercoledì 3 marzo 2010

W CHILE


ISABEL ALLENDE, Commento dopo il terremoto in Cile

Vivo in California, e quando l' altra mattina i media americani hanno rilanciato la notizia del terremoto sono rimasta come paralizzata, gli occhi fissi davanti al televisore. Non so quanto tempo sia trascorso. Forse pochi secondi. Forse minuti. Forse un' eternità. All' improvviso ho compreso che mi stavo muovendo meccanicamente, e che meccanicamente - come un automa privo di emozioni, perché incapace in quel momento di reggerne il peso - avevo preso il telefono in mano. Ho chiamato mia madre e il suo compagno, che vivono a Santiago del Cile. Non rispondeva nessuno. Nessuno. Avevo lo sguardo fisso nel vuoto, le orecchie chiuse. Eppure i telegiornali continuavano a raccontare di morti, di case crollatee ponti sbriciolati. Un disastro. E io non riuscivo a mettermi in contatto con i miei parenti. Ho provato con amici e conoscenti. Ho inseguito dei fantasmi. A Santiago in un primo tempo è mancata la luce, non c' era l' acqua, non era possibile comunicare. Solo molte ore dopo ho saputo che i miei non erano nella casa di città. Avevano preferito trascorrere il fine-settimana al mare. Ho atteso una giornata intera prima di parlare con loro. E' successo pochi minuti fa. Stanno bene. Mi hanno raccontato quello che era accaduto, quello che sta accadendo. Vi chiedo perdono, chiedo perdono a tutti: ma per me è stata la fine di un incubo. In questo momento la situazione cilena è grave, in particolare nella zona dell' epicentro del terremoto, Concepciòn. Però c' è una differenza enorme con quanto accaduto ad Haiti. Nella tragedia comune, le due situazioni non sono lontanamente paragonabili. Le case di Santiago hanno retto. Il Cile ha retto. Perché è un paese con infrastrutture moderne, un paese che conosce bene l' inferno del terremoto. Un paese disgraziatamente abituato al disastro. Un paese che suo malgrado è pronto a sostenere questa emergenza, a lottare. Che sta piangendo i suoi morti, che trema ancora di paura. Ma che ha già cominciato a rialzare la testa. A vivere.

PRECISAZIONE
Sono personalmente legata al Cile, paese dove sono stata due volte e mai in vacanza. La leggenda dice che quando Dio creò il mondo, aveva alla fine nelle sue mani un po' di tutto e scrollandosi i resti di dosso, questi finirono nella striscia di terra occupata dal Cile. E' davvero uno splendido paese, ricco di storia, di incroci e di tragedie, terra di un popolo orgoglioso, fiero e con una reputazione da ricostruire. A loro il nostro abbraccio.


Messaggio di CL Chile sul terremoto.

Cari Amici
Davanti al terremoto che ha colpito il nostro paese, si fa ancora più evidente che la vita è misteriosa e non ci appartiene.Di fronte alla bellezza della natura chilena germoglia sempre una domanda: “Chi è l’autore?”. Allo stesso modo davanti alla enormità di questo terremoto, ci sentiamo piccoli, impotenti e fragili. Senza dubbio da questa esperienza nasce un’altra domanda: “Cosa ci chiede il Signore attraverso questa circostanza?”Dopo aver visto, recentemente anche, nella nostra compagnia e in molti testimoni, il volto trasfigurato di Cristo, che ci viene dato a conoscere, siamo aiutati a entrare nel Mistero della Croce. Senza Cristo, la bellezza sarebbe fonte di triste malinconia e il dramma diventerebbe tragedia, come ci ha ricordato Carròn di fronte al terremoto di Haiti.
Per questo siamo invitati a pregare per tutti coloro che soffrono le conseguenze di questo dramma e abbiamo anche il dovere di lasciare che la carità che abbiamo ricevuto tracimi in una attenzione solidale alle necessità del popolo cileno.

mercoledì 10 febbraio 2010

IL SOGNO AMERICANO


L'UOMO CHE FISSAVA LE CAPRE, Jon Ronson, Einaudi.

Non mi era difficile capire quale alternativa avesse in mente, data la sua area di competenza. Se non si potevano uccidere i nemici e neanche tenerli in prigione, i parametri del colonnello Alexander prevedevano sicuramente un'altra opzione; fargli cambiare idea.
Il Manuale operativo del Primo Battaglione Terra aveva incoraggiato la progettazione di apparecchi in grado di "convogliare energia verso le masse". Ma la storia ci insegna che quando l'America si trova a fronteggiare una grande crisi - la guerra del Terrore, la traumatica esperienza del Vietnam con tutti i suoi strascichi, la guerra fredda - prima o poi l'intelligence militare accarezza l'idea di controllare il pensiero. Comincia a sfornare una serie infinita di idee stravaganti che necessitano di verifica, e che sembrano tutte molto buffe, finchè non vengono effettivamente messe in pratica.

IL LIBRO

Ne è stato tratto un film, che non ho visto. L'autore, un giornalista, raccoglie testimonianze di come l'esercito americano e i servizi segreti tentino di vincere le loro battaglie con mezzi che, a noi normali civili, sembrano assurdamente ridicoli. Eppure, citando George Clooney che è parte del cast, "le parti più assurde della storia sono anche quelle accadute davvero". Il libro sembra rafforzare il pregiudizio sulla stupidità degli Americani. La fuga di cervelli, di cui si affligge l'Europa e buona parte del mondo, colma il vuoto di cui sono portatori gli Stati Uniti. E' vero che, a parte la Seconda Guerra Mondiale, non è che abbiano riportato molte vittorie eppure le risorse sono tante e anche la volontà di fare bene. Non entro nel merito dei contenuti, il libro è sicuramente interessante, alcune parti sono più scorrevoli di altre ma credo che, l'averne tratto una sceneggiatura per un film , abbia del miracoloso.
RAZZA D'AMERICA (sussidiario.net, 11 febbraio 2010)
Credo che molti dei miei amici non americani non capiscano appieno l’influenza che il razzismo ha sulla vita americana e, di conseguenza, sulla politica americana. Nato in Portorico, io sono americano di nascita, ma sono cresciuto in una cultura fondamentalmente latino-americana e cattolica.
La prima volta che visitai Washington, turista adolescente, mentre andavo in taxi dall’affittacamere presso la quale avrei abitato, una signora portoricana amica di famiglia, vedevo davanti a piccoli alberghi e case con camere in affitto cartelli con la scritta “Solo bianchi”. Non capendo, chiesi al tassista (un nero) cosa significassero quei cartelli ed egli mi rispose: «Significa che io non potrei mai prendere una camera in affitto in quei posti».
Quando finalmente arrivammo a destinazione, rimasi inorridito di trovare anche qui un cartello con su “Solo bianchi”. Il tassista mi guardò e, sorridendo, mi disse: «Come vedi, non potrei prendere una camera in affitto neppure dove starai tu». Più tardi, chiesi alla signora portoricana perché avesse esposto quel cartello così estraneo alla nostra cultura, ed ella mi rispose: «Non ne capisco molto, ma non voglio avere problemi da certa gente che abita qui attorno».
Un anno dopo, tornai a Washington per studiare al college. I cartelli erano spariti e l’amica portoricana era tornata a Portorico. Un giorno entrai in un negozio di barbiere, avevo i capelli molto lunghi, e improvvisamente mi resi conto che sia il barbiere che i suoi clienti erano di colore. Mi trovai immediatamente a pensare: «Chissà se costui sa tagliare i capelli a un bianco».
E subito mi ricordai che a Portorico il mio barbiere era stato, fin dalla mia infanzia, un nero e che non lo avevo mai notato prima! Adesso, invece, avevo notato subito la razza di questo barbiere. Mi era capitato qualcosa, senza che me ne accorgessi: il razzismo americano mi era entrato nel cuore, sia pure in una forma mitigata.
Mentre sto scrivendo questo editoriale, HBO-TV sta trasmettendo la terza parte di una serie di programmi su cosa significhi essere un nero nell’America di oggi. Stasera sono di scena afroamericani famosi, di successo, potenti e popolari e, abbastanza sorprendentemente, tutti hanno affermato il loro essere negri come un aspetto imprescindibile della loro storia personale.
Può avere reso la loro lotta per il successo ancor più dura, o averla al contrario facilitata, ma il punto importante è che nessuno di loro è stato capace di dimenticare la propria razza. Come molti dei loro colleghi o amici non neri, anche essi si sono commossi per l’elezione di Barack Obama, chiedendosi se una “società post razziale” avesse improvvisamente iniziato a essere possibile negli Stati Uniti.
In effetti, molti commentatori, esponenti dei movimenti per i diritti civili e normali cittadini hanno incominciato a discutere su questo argomento. Tuttavia, è chiaro che il famoso sogno di Martin Luther King Jr. è ancora oggi rimasto un sogno. Il fattore razziale è ancora, come lo spettacolo televisivo di stasera dimostra, parte non irrilevante della vita americana.
Non sto pensando ai razzisti dichiarati che si considerano superiori a “quelli di colore”, ma ho in mente persone, bianchi e neri, che realmente vogliono che il fattore razza sparisca dalla vita personale e pubblica (per esempio, nell’ultimo editoriale, Chris Matthews che disse di aver dimenticato, ascoltando il discorso sullo Stato dell’Unione, che Obama era il primo presidente afroamericano). Ma sarà mai possibile realmente? Certamente, se possibile è in questo Paese che può succedere. Ma potrà mai succedere?
Sono arrivato alla conclusione che nessuno sforzo personale, giuridico, politico o economico potrà mai costruire una società veramente “post razziale”. Questo problema è una manifestazione del conflitto tra diversità e unità. Nessun sforzo umano sarà in grado di eliminare questo conflitto, o sarà capace di trovare una armoniosa via di mezzo.
Questo può solo accadere, ed essere sperimentato, come pura grazia, del tutto miracolosa, come carità divina che si manifesta, si incarna, in una Chiesa che è il “sacramento” della vera unità tra tutti. Questa è la vocazione della Chiesa. Il suo contributo a questo nobile, ma ultimamente tragico, sforzo puramente umano di persone di buona volontà è proprio dare testimonianza di questo evento.
Ho scritto questo articolo nel giorno dedicato a Santa Josephine Bakhita, una schiava africana. Nell’enciclica Spe Salvi, Papa Benedetto XVI si riferisce a lei come a un esempio della speranza che guida il nostro cuore a un’autentica armonia tra tutti gli uomini, un’armonia che è diventata carne.
Lorenzo Albacete